Francesco Tadini, fondatore di Spazio Tadini. Arte, selezioni di artisti contemporanei, guida virtuale alle mostre in gallerie a Milano, italiane e straniere, recensioni, archivio Emilio Tadini
martedì 10 aprile 2012
Francesco Tadini, audiolibri Spazio Tadini, L'insieme delle cose, Emilio...
Francesco Tadini legge per l'archivio di Spazio Tadini alcune poesie del padre: Emilio Tadini. Questa è la prima del poemetto Una notte in città e si intitola La luna e i manifesti. E' parte de L'insieme delle cose, libro che Tadini ha pubblicato con la casa editrice Garzanti, nel 1991. Melina Scalise, che pubblica su questo canale e cura i siti /archivio dedicato a Tadini - a http://francescotadini.net/ a http://friplot.wordpress.com/ e http://francescotadini.blogspot.it/ - è presidente di Spazio Tadini, associazione culturale non profit che organizza mostre, convegni ed eventi a Milano, suggerisce di seguire le attività di Spazio Tadini al blog: http://spaziotadini.wordpress.com/ . Francesco Tadini ringrazia gli ascoltatori e si augura che questi frammenti di audiolibri (oltre a essere d'aiuto a chi non può leggere) possano invogliare a leggere le opere - romanzi e saggi, oltre alle poesie - di Tadini.
lunedì 9 aprile 2012
Francesco Tadini, Stazione Gioia, Emilio Tadini, archivio di Spazio Tadi...
Francesco Tadini legge "Stazione Gioia", di Emilio Tadini pubblicato nel 1991 nella raccolta poetica edita da Garzanti, L'insieme delle cose. Queste letture di Francesco Tadini fanno parte di un lavoro d'archivio che Spazio Tadini (Spazio Tadini a Milano è presieduto e diretto da Melina Scalise, che cura e pubblica anche questi video, insieme alla socia: la coreografa Federicapaola Capecchi) dedica a Emilio Tadini.
-
E. Tadini, L'insieme della cose, Garzanti, pag. 62 - STAZIONE GIOIA
Come è poco esplorato, l'amore
e la Carta del Tenero
come è ancora approssimativa,
che barba tutti quegli "Hic sunt leones"...
Dalle parti della Stazione Gioia,
in un alone di untume e di gas,
sulla riva di un fiume
- oro e argento -- di auto,
ti fa sentire, viva, la sua voce
da toro, la creatura inverosimile
ma vera, il corpo tropicale
simile al tuo, dissimile,
uguale, disuguale...
*
Messa insieme con pezzi
così diversi che dolgono,
con l'altro che si intrica
in se stesso, ed entrambi
arresi all'ambiguità,
deformi per la fatica
di essere e di non essere, dispersi
nella contiguità...
Battezzata, scavata
Da doppia nostalgia, doppio rimpianto,
pura cosmesi di malinconia,
squartata, compromessa
fra tutto quanto le danno e tutto quanto le tolgono,
metafora, paccottiglia
accumulata in secoli di sonno,
diminuita e accresciuta,
derisa, desiderata,
toro-vacca, acqua-fuoco,
divisa in due come una carta da gioco,
fantoccio platonico, carne
filosofale, vaso
di ferro e coccio, comico
arnese rituale,
possesso e possessore,
faccia sfacciata, volto
stravolto, eccesso, meraviglia
invocata, rancore...
Dev'essere bestiale,
pensa! Che male deve sentire!
Ma la nottata è immensa e tu sei altrove
E non appena l'hai sentita muggire
Hai tolto il piede dall'acceleratore.
*
Drive-in, santuario. Vibra
- costole di lamiera -- il simulacro.
Dentro, nascosto, aspetti
il colpo, sacro, che ti svergini -- il seno
di zucchero e cera, perfetto,
la coda minacciosa, le labbra
che non parlano, la valigia vuota,
la gola, la mandibola
che non riposa...
*
Sei tu che hai voluto andare a passeggio
nel Quartiere Selvaggio
e seguire, nel buio dei tuoi pensieri,
questa pista, o è l'auto che, da sola,
ti ha portato fin qui -- l'Auto dei Misteri?
*
Si lamenta, l'automobilista,
dietro il vetro appannato.
Si slaccia la cintura, a bocca aperta
sorride. Con una mano
insicura, tocca la cosa
mostruosa che ha sognato...
*
E adesso che con il tuo flessibile terrore
finalmente hai imparato a misurare
come è tortuoso il possibile,
può anche darsi che tu abbia svelato
- dico poco -- l'arcano:
è l'amore, comunque -- anche la sola
parola -- a tenere separato
dal niente l'umano.
-
Date un'occhiata anche a http://francescotadini.net/ e a http://friplot.wordpress.com/ , a http://francescotadini.blogspot.it/
Francesco Tadini vi ringrazia
Francesco Tadini, poesia, L'insieme delle cose di Emilio Tadini, dall'ar...
Francesco Tadini legge "Frammento del ricordare e del dimenticare", di Emilio Tadini pubblicato nel 1991 nella raccolta poetica edita da Garzanti, L'insieme delle cose. Queste letture di Francesco Tadini fanno parte di un lavoro d'archivio che Spazio Tadini (è un'associazione culturale di Milano oggi presieduta e diretta da Melina Scalise, che cura e pubblica anche questi video) dedica proprio a Emilio Tadini. Date un'occhiata a http://francescotadini.net/ e a http://friplot.wordpress.com/ , a - e a quest'articolo: "l'umorismo è soltanto il Comico che si ritrae dal suo rapporto siamese con il Tragico -- Emilio Tadini, 1985, Sul comico" il cui link è: http://francescotadini.net/2012/04/07/francesco-tadini-lumorismo-e-soltanto-i... - Grazie a tutti gli ascoltatori e lettori da Francesco Tadini - http://youtu.be/2Z8JtfLun3E
Francesco Tadini, poema da L'insieme delle cose di Emilio Tadini.wmv
Queste letture registrate di Francesco Tadini fanno parte di un archivio che Spazio Tadini (è un'associazione culturale milanese oggi presieduta e diretta da Melina Scalise, che cura e pubblica anche questi video) dedica proprio a Emilio Tadini. Date un'occhiata anche a http://francescotadini.net/ e a http://friplot.wordpress.com/
domenica 8 aprile 2012
lunedì 15 agosto 2011
Francesco Tadini augura buone ferie e invita a visitare il sito dell'archivio Tadini
Francesco Tadini sta attuando un notevole sforzo organizzativo per la realizzazione di un archivio elettronico che riguarda il padre, il pittore e scrittore Emilio Tadini ( scomparso nel 2002). I risultati di tale lavoro si potranno seguire, strada facendo, al sito http://francescotadini.net/ .
Riportiamo, dal cito, un frammento di un testo critico di Tadini, riguardante Valerio Adami, sperando di invogliarvi a leggerne la versione completa: "(...) Agli inizi de suo lavoro Adami è partito da quell’espressionismo di cui parlavo ma nello sviluppo della sua pittura non è caduto nella soluzione tachiste, nell’espressionismo astratto. Adami si è reso conto che è necessario disintegrare dall’interno la sostanza della vecchia convinzione visiva: e ricostruire una nuova possibilità figurale. Egli si è reso conto che è necessario realizzare una specie di fenomenicità dell’immagine: una sua vitalità più effettiva, concreta in quanto dinamica. Dire che questo è del resto l’atteggiamento più realmente rivoluzionario su cui si fonda la più vera arte contemporanea: dal nuovo senso di presenza totale dell’oggetto nel cubismo (ben oltre ogni apparenza di proiezione geometrica) a quella vertiginosa molteplicità di significati che costituì nei casi più autentici la “magia” surrealistica – per accennare soltanto alla pittura..."
*
Francesco Tadini ricorda, poi, le attività che si sono svolte presso l'associazione Spazio Tadini negli ultimi anni. Vi esorta a seguire il sito dell'associazione Spazio Tadini (della quale presidente è la dott.sa Melina Scalise, psicologa e giornalista): http://www.spaziotadini.it/ e quello del blog di Spazio Tadini a Milano: http://spaziotadini.wordpress.com/ .
Si segnala il blog di Francesco Tadini Friplot: http://friplot.wordpress.com/ con cui Tadini argomenta dei capitoli più tristi e "oltre ogni misura e controllo giornalistico" di notizie diffuse - in non pochi casi, soprattutto nel web - in maniera non corretta e talvolta diffamatoria che hanno trattato la sua vicenda giudiziaria.
venerdì 12 agosto 2011
Francesco Tadini e Spazio Tadini sono "VIP" ?
Francesco Tadini fondò Spazio Tadini per dare a Milano un luogo in più dove poter discutere d'arte e non solo. Senza l'obiettivo di "fare galleria" e, soprattutto, di far parte del giro del marketing dell'arte "superstar". In pochi anni sono stati realizzate centinaia di manifestazioni culturali di ogni tipo. Perché ci si ostina, on-line, a far credere che Francesco Tadini sia un v.i.p.? Nulla di più lontano dal vero.
Leggi questi due post: http://friplot.wordpress.com/2011/08/12/francesco-tadini-non-e-mai-stato-il-gallerista-dei-vip-12-08-2011/ e http://friplot.wordpress.com/giornalismo/francesco-tadini-il-gallerista-dei-vip/
...e dai un'occhiata al blog Friplot, di Francesco Tadini. (Nonché al sito di Spazio Tadini, per comprendere il taglio delle iniziative svolte)
Grazie
Leggi questi due post: http://friplot.wordpress.com/2011/08/12/francesco-tadini-non-e-mai-stato-il-gallerista-dei-vip-12-08-2011/ e http://friplot.wordpress.com/giornalismo/francesco-tadini-il-gallerista-dei-vip/
...e dai un'occhiata al blog Friplot, di Francesco Tadini. (Nonché al sito di Spazio Tadini, per comprendere il taglio delle iniziative svolte)
Grazie
giovedì 11 agosto 2011
Francesco Tadini e la realizzazione di un archivio digitale delle opere del padre Emilio Tadini, 11 agosto 2011
Francesco
Tadini ricorda che è in fase di realizzazione e organizzazione l'Archivio Tadini in forma digitale. Pensiamo che sia
importante e giusto farlo non solo per il valore del materiale "storico", ma anche affinché siano messi a disposizione di molti il frutto di questo lavoro e, in definitiva, il “metodo” di Tadini: una maniera particolare che connetteva continuamente scrittura (critica e creativa) e figurazione . Date
uno sguardo, se non vi ruba troppo tempo, al link: http://francescotadini.net/
domenica 26 giugno 2011
Francesco Tadini e Melina Scalise curatori dell'Archivio Emilio Tadini
Al link http://francescotadini.net/ verranno pubblicate le pagine dell'Archivio Emilio Tadini, che è in fase di sviluppo (e ha sede allo Spazio Tadini di Milano). Si pregano cortesemente i galleristi e i collezionisti di farvi riferimento per qualunque esigenza: autentica opere e catalogazione per la preparazione del Catalogo Generale delle opere di Tadini.
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venerdì 3 giugno 2011
Emilio Tadini: Valerio Adami, 1959
Dall’Archivio Testi Emilio Tadini:
Per raccomandare di non perdere la mostra in corso a Roma fino al 31 luglio 2011: Gli irripetibili anni ’60. Un dialogo tra Roma e Milano. ( qui il link)
Emilio Tadini, Valerio Adami, cat. mostra (Il Naviglio, Milano, 17 – 26 ottobre 1959), Ed. Galleria del Naviglio, Milano, 1959
Molti pittori italiani della generazione che ha lavorato prima della guerra e subito dopo, avevano tra l’altro utilizzato lo choc espressionistico per lesionare l’immagini cara al novecento – dove le sole deformazioni concesse erano in fondo quelle che sembrava derivassero da una lunga inerzia archeologica. Ma bisogona aggiungere che in pittori come Morlotti e Guttuso, subito dopo la guerra, un certo fondo di espressionismo doveva essere fatto risalire soprattutto a “Guernica”: origine che portava con sé una ben più ampia disponibilità (e aggressività) nei confronti del reale di quella concessa dall’espressionismo puro. Poi il nuovo “realismo” fu la soluzione imposta artificiosamente e accettata per pigrizia che portò a molti pittori una fittizia tranquillità. Molti giovani dell’ultima generazione, non a caso, intravidero la prima possibilità di riprendersi in una ulteriore accentuazione dell’elemento espressionistico. Quei giovani pittori si trovavano di fronte a un problema di fondo. Nell’espressionismo è sostanzialmente un accanimento emotivo su una forma figurale accettata di peso da una tradizionale convenzione visiva. Il personaggio è fisiologicamente e intimamente un personaggio “dato”, che viene deformato dall’esterno. La sua sostanza rimane intatta: se ne altera soltanto la periferia. L’immagine è investita dall’emozione, non ne è costituita. Questo ostinato lavoro di eccitazione superficiale è proprio la ragione prima che ha paradossalmente portato un vasto settore della pittura contemporanea a distruggere progressivamente ogni centro dell’immagine e ad accumulare una serie di interventi esteriori fino all’artificio. Questo è il terreno sul quale è risorta pesantemente vittoriosa la materia astratta, oggetto e soggetto unico di un misticismo sensuale e oratorio. Agli inizi de suo lavoro Adami è partito da quell’espressionismo di cui parlavo ma nello sviluppo della sua pittura non è caduto nella soluzione tachiste, nell’espressionismo astratto. Adami si è reso conto che è necessario disintegrare dall’interno la sostanza della vecchia convinzione visiva: e ricostruire una nuova possibilità figurale. Egli si è reso conto che è necessario realizzare una specie di fenomenicità dell’immagine: una sua vitalità più effettiva, concreta in quanto dinamica. Dire che questo è del resto l’atteggiamento più realmente rivoluzionario su cui si fonda la più vera arte contemporanea: dal nuovo senso di presenza totale dell’oggetto nel cubismo (ben oltre ogni apparenza di proiezione geometrica) a quella vertiginosa molteplicità di significati che costituì nei casi più autentici la “magia” surrealistica – per accennare soltanto alla pittura. Questa complessità intellettuale è la conquista più importante dell’arte contemporanea, occorre ripeterlo. E questo conta. Non la mistica virulenza degli istinti, ora dilagante sotto le insegne di una vitalità che è solo esagitazione formale. Non questo ottuso revival, camuffato in mille aspetti, del più greve pittoricismo ottocentesco. Adami lavora in quel filone della ricerca attuale che è più direttamente inserito in una vera tradizione moderna. Nei suoi quadri l’immagine non è più sottoposta ad un gioco di causa ed effetto inteso in un modo superficialmente meccanico. Obbedisce piuttosto ad una più folta logica di relazioni. Per una pittura come questa un oggetto figurale, un personaggio, non è, non si adegua ad un suo simbolo riassuntivo sommario e rigido, ad una sostanzialità astrattamente fuori del tempo: esiste piuttosto, nel continuum delle sue concrezioni dentro il tempo (dentro allo spazio) della sua storia. Queste che si dislocano sulle tele di Adami non sono tanto le tracce inerti di un gesto raccontato: vogliono piuttosto essere le rappresentazioni della complessità reale di un fatto, di un personaggio, che esiste sono nella serie dei suoi gesti, nel suo fare e farsi. Adami si sforza in sostanza di integrare una immagine direttamente al residuo oggettivo del suo accadere. Per questo egli cerca di rappresentare il muoversi di un personaggio in un azione – in un atto – esprimendo visibilmente l’accumulazione degli ininterrotti incontri tra quel movimento oggettivo e lo spazio; che è per la pittura quello che il tempo è per la letteratura. E questo forse può servire ad accennare un spiegazione di quel nucleo elementare che ritorna nelle immagini di Adami: una specie di fascio organico preposto al movimento esistenziale dei suoi personaggi. Il limite che alla distanza può porsi a bloccare un operazione di questo tipo è evidente. Si può rischiare di cadere in una registrazione analitica dei fatti atomici che “compongono” un personaggio o i suoi gesti. Una rappresentazione, allora, che rischierebbe di escludere la possibilità di un aggregato significativo. La soluzione mi sembra possa essere nell’enucleare e nell’esprimere una direzione, una finalità, organica: che dia a quel fluire un suo senso direttamente connaturato. Credo che questo sia il problema che Adami sta affrontando nei suoi quadri più recenti. EMILIO TADINI
- Per qualunque informazione sui testi e sulle opere di Emilio Tadini: Archivio Eredi Tadini, contattando Francesco Tadini alla mail: ft@spaziotadini.it
Per raccomandare di non perdere la mostra in corso a Roma fino al 31 luglio 2011: Gli irripetibili anni ’60. Un dialogo tra Roma e Milano. ( qui il link)
Emilio Tadini, Valerio Adami, cat. mostra (Il Naviglio, Milano, 17 – 26 ottobre 1959), Ed. Galleria del Naviglio, Milano, 1959
Molti pittori italiani della generazione che ha lavorato prima della guerra e subito dopo, avevano tra l’altro utilizzato lo choc espressionistico per lesionare l’immagini cara al novecento – dove le sole deformazioni concesse erano in fondo quelle che sembrava derivassero da una lunga inerzia archeologica. Ma bisogona aggiungere che in pittori come Morlotti e Guttuso, subito dopo la guerra, un certo fondo di espressionismo doveva essere fatto risalire soprattutto a “Guernica”: origine che portava con sé una ben più ampia disponibilità (e aggressività) nei confronti del reale di quella concessa dall’espressionismo puro. Poi il nuovo “realismo” fu la soluzione imposta artificiosamente e accettata per pigrizia che portò a molti pittori una fittizia tranquillità. Molti giovani dell’ultima generazione, non a caso, intravidero la prima possibilità di riprendersi in una ulteriore accentuazione dell’elemento espressionistico. Quei giovani pittori si trovavano di fronte a un problema di fondo. Nell’espressionismo è sostanzialmente un accanimento emotivo su una forma figurale accettata di peso da una tradizionale convenzione visiva. Il personaggio è fisiologicamente e intimamente un personaggio “dato”, che viene deformato dall’esterno. La sua sostanza rimane intatta: se ne altera soltanto la periferia. L’immagine è investita dall’emozione, non ne è costituita. Questo ostinato lavoro di eccitazione superficiale è proprio la ragione prima che ha paradossalmente portato un vasto settore della pittura contemporanea a distruggere progressivamente ogni centro dell’immagine e ad accumulare una serie di interventi esteriori fino all’artificio. Questo è il terreno sul quale è risorta pesantemente vittoriosa la materia astratta, oggetto e soggetto unico di un misticismo sensuale e oratorio. Agli inizi de suo lavoro Adami è partito da quell’espressionismo di cui parlavo ma nello sviluppo della sua pittura non è caduto nella soluzione tachiste, nell’espressionismo astratto. Adami si è reso conto che è necessario disintegrare dall’interno la sostanza della vecchia convinzione visiva: e ricostruire una nuova possibilità figurale. Egli si è reso conto che è necessario realizzare una specie di fenomenicità dell’immagine: una sua vitalità più effettiva, concreta in quanto dinamica. Dire che questo è del resto l’atteggiamento più realmente rivoluzionario su cui si fonda la più vera arte contemporanea: dal nuovo senso di presenza totale dell’oggetto nel cubismo (ben oltre ogni apparenza di proiezione geometrica) a quella vertiginosa molteplicità di significati che costituì nei casi più autentici la “magia” surrealistica – per accennare soltanto alla pittura. Questa complessità intellettuale è la conquista più importante dell’arte contemporanea, occorre ripeterlo. E questo conta. Non la mistica virulenza degli istinti, ora dilagante sotto le insegne di una vitalità che è solo esagitazione formale. Non questo ottuso revival, camuffato in mille aspetti, del più greve pittoricismo ottocentesco. Adami lavora in quel filone della ricerca attuale che è più direttamente inserito in una vera tradizione moderna. Nei suoi quadri l’immagine non è più sottoposta ad un gioco di causa ed effetto inteso in un modo superficialmente meccanico. Obbedisce piuttosto ad una più folta logica di relazioni. Per una pittura come questa un oggetto figurale, un personaggio, non è, non si adegua ad un suo simbolo riassuntivo sommario e rigido, ad una sostanzialità astrattamente fuori del tempo: esiste piuttosto, nel continuum delle sue concrezioni dentro il tempo (dentro allo spazio) della sua storia. Queste che si dislocano sulle tele di Adami non sono tanto le tracce inerti di un gesto raccontato: vogliono piuttosto essere le rappresentazioni della complessità reale di un fatto, di un personaggio, che esiste sono nella serie dei suoi gesti, nel suo fare e farsi. Adami si sforza in sostanza di integrare una immagine direttamente al residuo oggettivo del suo accadere. Per questo egli cerca di rappresentare il muoversi di un personaggio in un azione – in un atto – esprimendo visibilmente l’accumulazione degli ininterrotti incontri tra quel movimento oggettivo e lo spazio; che è per la pittura quello che il tempo è per la letteratura. E questo forse può servire ad accennare un spiegazione di quel nucleo elementare che ritorna nelle immagini di Adami: una specie di fascio organico preposto al movimento esistenziale dei suoi personaggi. Il limite che alla distanza può porsi a bloccare un operazione di questo tipo è evidente. Si può rischiare di cadere in una registrazione analitica dei fatti atomici che “compongono” un personaggio o i suoi gesti. Una rappresentazione, allora, che rischierebbe di escludere la possibilità di un aggregato significativo. La soluzione mi sembra possa essere nell’enucleare e nell’esprimere una direzione, una finalità, organica: che dia a quel fluire un suo senso direttamente connaturato. Credo che questo sia il problema che Adami sta affrontando nei suoi quadri più recenti. EMILIO TADINI
- Per qualunque informazione sui testi e sulle opere di Emilio Tadini: Archivio Eredi Tadini, contattando Francesco Tadini alla mail: ft@spaziotadini.it
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