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giovedì 29 settembre 2016

Oscar Wilde La Sfinge - poesia

Oscar Wilde
Oscar Wilde
Oscar Wilde La Sfinge - poesia. Il titolo originale è The Sphinx. Poema del grande scrittore inglese O. Wilde (1854-1900), pubblicato nel 1894 in una sontuosa edizione decorata da Charles Ricketts. Il poeta immagina che nella sua camera sia accovacciata, indifferente alla fuga del tempo, una Sfinge antichissima, languida e misteriosa, sinuosa e morbida come una lince.
I primi versi hanno un’armonia sorda, smorzata e carezzevole che evoca il silenzio della camera e dipinge l’essere vellutato e perverso che forma l’oggetto del poema. Il poeta chiede alla Sfinge di posare la testa sulle sua ginocchia perché egli possa carezzarle la gola morbida e toccare le sue grinfie d’avorio. Considera con un rispetto misto a timore questa creatura ambigua che è vissuta per migliaia di secoli, che ha avvicinato i demoni della mitologia, basilischi o ippogrifi, ha contemplato Iside inginocchiata dinanzi a Osiride, e Venere china in atto d’amore sui corpo esanime di Adone; ha visto la Vergine ebrea errabonda col suo santo Bambino, conosce la storia del Labirinto, ha avuto per amanti gli uomini più illustri dell'antichità: ma alle domande del poeta la Sfinge risponde col suo misterioso sorriso.

Certo ella amò il dio Amon dal grande corpo candido e dalle lunghe chiome chiare, venerato in tutto l’Egitto. Ora i ruderi della statua gigantesca del dio giacciono sparsi nelle sabbie deserte. E il poeta invita la Sfinge a far ritorno in Egitto, a ritrovare i suoi antichi amanti o a ricercare nuovi amori, Egli è stanco di sentirsela accanto, è stanco del suo sguardo fisso e della sua sonnolenta magnificenza. Si allontani dunque e lasci il poeta al suo Crocifisso che dagli occhi stanchi versa lacrime vane per ogni anima che muore.

La Sfinge è uno dei poemi più elaborati e armoniosi di Oscar Wilde. ll metro è il tetrametro giambico rimato (a b, b a). La scena e l’atmosfera fantastica ricordano Il Corvo di Edgar Allan Poe, ma l'angoscia e lo sgomento del soprannaturale sono qui sostituiti da una nota di voluttà pesante e torbida che rievoca le fantasie crepuscolari di Baudelaire. Dalle Tentazioni di sant'Antonio di Flaubert Oscar Wilde deriva in gran parte i particolari mitologici e archeologici che attraverso la musicalità dei suoi versi si spiegano in una scenografia sfarzosa e imponente.

sabato 17 settembre 2016

Ulalume di Edgar Allan Poe - poesia

Edgar Allan Poe
pubblica Ulalume
nel 1847 con
. l'American Whig Review
Ulalume di Edgar Allan Poe - poesia. Pubblicata nel 1947, ambientata nei boschi stregati di Weir, nei pressi del tetro lago di Auber, Ulalume è una delle più belle poesie di Edgar Allan Poe. Il poeta cammina in una solitaria notte di ottobre sotto un cielo grigio e cinereo, in un viale adornato da cipressi titanici con Psiche, la sorella della sua anima. Hanno parlato lungamente, seriamente, tranquillamente senza ricordare quale notte dell'anno sia quella e quale sia realmente il luogo nel quale camminano.
All'avvicinarsi del mattino, sorge sul loro sentiero una luce liquida e nebulosa, dalla quale traspare la mezzaluna di Astarte: il poeta è invincibilmente attratto da quella luce che reputa venuta a consolare la sua tristezza e ad indicargli la via verso la dimentichevole pace del cielo.
Psiche lo supplica inutilmente, singhiozzando e trascinando le ali nella polvere, di non credere e cedere alla promessa menzognera e fuggire immediatamente. Tenace nella sua illusione, colmo di fede nella luce che gli appare raggiante di speranza e di bellezza, convince Psiche a seguirlo finché giunge a un sepolcro su cui sta scritto il nome di Ulalume. Di schianto e con angoscia riconosce, allora, la tomba della donna da lui amata e perduta: sepolta là in una notte d'ottobre analoga a quella che stanno vivendo. Riconosce - con disperazione - i cipressi, il lago oscuro e il bosco stregato di Weir.
Questa lirica, definita da un critico "lo sconvolgimento supremo del genio del Poe dal lato mistico",  è indubitabilmente una delle sue opere più mature e più belle per l'atmosfera che riesce a generare in chi legge di "angoscia cinerea", per il crescendo con cui dalla tristezza iniziale si arriva all'urlo della disperazione per placarsi, poi, dolorosamente, con la ripetizione di buona parte della prima strofa, nell'attonita malinconia di un dolore al quale non può giungere alcun conforto ne' consolazione.
L'elemento simbolico non è sovrapposto da Edgar Allan Poe in Ulalume volutamente, come nel Corvo. Il dolore personale si trasfigura in passione e una bellezza che, forse, possiamo definire "universale".
Ulalume è stata pubblicata nel dicembre del 1847 con l'American Whig Review.

Il grande poeta Thomas Stearns Eliot definì la poesia di Poe una delle sue poesie più riuscite e più tipiche.
Aldous Huxley, nel saggio La volgarità in letteratura  ha accusato Poe di essere stato, con Ulalume, "troppo poetico"ed abbondante ... al punto da paragonarlo a colui che indossi un anello di diamanti ad ogni dito della mano.
Per me, con tutta modestia, è un capolavoro imperdibile di Poe.